Ford GT40 Mk II: i sessant'anni di un mito
Sessanta e non sentirli. C'è una ricorrenza molto speciale nel 2026 di Ford. E ha come protagonista una delle sue creature più celebri: la GT 40 MkII. Cioè l’auto che nel 1966 conquistò per la prima volta la 24 Ore di Le Mans. La gara più antica del campionato Endurance e una delle più famose del motorsport.
Dominata in lungo e in largo dall'Ovale Blu con una memorabile tripletta, a firma di Bruce McLaren e Chris Amon, Ken Miles e Denny Hulme, e Ronnie Bucknum e Dick Hutcherson.


Abilità dei piloti a parte, la protagonista del trionfo fu la vettura concepita dal britannico Ray Luhn. Un vero e proprio gioiello di ingegneria. Iniziato a prendere forma nel 1963, dopo che Henry Ford incassò il rifiuto di Enzo Ferrari a cedergli il Reparto Corse di Maranello.
Una delusione che fu fonte di una sfida: battere le "Rosse" nelle competizioni sportive, specialità che fino a quel momento le aveva viste pressoché imbattibili. In particolare, la 24 Ore di Le Mans, dove il Cavallino Rampante dominò ininterrottamente dal 1960 al 1965.
Per riuscire nell'intento, su consiglio di un suo dirigente di origini italiane, Leo Iacocca, il gigante di Detroit creò la sezione “Ford Avanced Veichles” in Gran Bretagna. Dove, con l'appoggio della Lola, affidò a Carroll Shalby il progetto di costruire un'auto formidabile, poi collaudata da uno dei piloti che sarebbe stato tra i protagonisti a Le Mans: Ken Miles
I primi esperimenti non furono soddisfacenti. Perché la Ford GT40 Mk II, carrozzeria in acciaio con prese d'aria posteriori e fari in plastica trasparente, denunciava problemi di stabilità e messa a punto. Tanto da decollare con l'asse anteriore non appena aumentava la velocità.
Così, a partire dal 1965, fu soggetta a numerose modifiche per poi equipaggiata da un motore Ford 8 cilindri da 4,7 litri, più potente e affidabile del predecessore. Tanto da vincere la "2.000 km di Daytona". Un preludio a quello che sarebbe accaduto di lì a pochi mesi.
Dotata di una cilindrata di 7.000 cm, di una carrozzeria lunga 4.028 mm, larga 1.778 mm, alta 1.028 mm, con un passo di 2.413 mm e peso di 908 kg, la GT 40 Mk II si presentò ai nastri di partenza di Le Mans anche il 18 giugno 1966.


Una data che avrebbe cambiato la storia. Sua e di Ford. Perché la GT40 Mk II dominò la corsa, concludendola con un celebre arrivo in parata che vide il trionfo del duo anglo-neozelandese McLaren-Amon, seguito da Miles e Denis Hulme. A completare il podio, il duo a stelle e strisce Bucknum-Hatcherson.
Almeno tre di loro furono protagonisti anche in Formula-1. McLaren concependo l'omonima scuderia vincitrice di molti campionati del mondo, alcuni dei quali con il motore Ford, per la quale avrebbero guidato piloti come Alain Prost e Ayrton Senna. Amon per non essere mai riuscito a vincere un gran premio a causa di imprevisti oltremodo singolari. Hulme per essere l'unico kiwi a diventare campione del mondo (1969).
L'impresa di Ford, con tanto di arrivo in parata e con la celebre frase "Go like the hell", sono state trasposte anche sul grande schermo con il film "Le Mans '66 – La grande sfida". Nel quale trova spazio soprattutto la progettazione della GT40 Mk II. Che negli anni successivi (1967, 1968 e 1969) avrebbe visto le sue discendenti vincere ancora sul "Circuit de La Sarthe".
O, come la GT40 Mk IV, essere autrice di imprese contemporanee come il record sul giro di un'auto termica sul circuito del Nürburgring.


